Coronavirus, il contagio esplode in Africa

Sono 30 i Paesi del Continente Nero toccati dalla pandemia, che finora ha fatto poche vittime ma minaccia di crescere a causa della fragilità dei sistemi sanitari. Senegal, Etiopia, Kenia, Sudan e Sudafrica corrono ai ripari, ma ci sono Stati in cui i rischio sono altissimo e i rimedi a disposizione minimi

Alla fine il Covid-19 è arrivato anche in Africa. Il virus si sta diffondendo in modo esponenziale in gran parte del continente. Sino 30 su 54 i Paesi con casi di contagio e decessi. Resta, per ora, un dato contenuto: 18 vittime e circa 500 contagiati. Ma quest’ultimo dato potrebbe essere falsato in quanto non tutti gli Stati africani stanno eseguendo i tamponi e anche chi effettua i controlli non riesce a coprire tutti i possibili infetti.

Tra i Paesi che si sono mossi tempestivamente per contrastare il Covid 19, il Senegal, l’Etiopia, il Kenia, il Sudan e il Sudafrica. Questi ultimi due negli ultimi giorni hanno addirittura dichiarato lo stato di emergenza.

Le prime misure adottate riguardano la chiusura delle scuole per circa due settimane, l’annullamento di cerimonie pubbliche e di eventi sportivi, ma è al vaglio anche lo stop agli ingressi nei vari Paesi.  

Il Kenya, per citare uno degli Stati africani con un’alta presenza di italiani, ha già provveduto a bloccare i voli da e per l’Europa. Ma molte altre compagnie aeree africane hanno sospeso molti collegamenti o addirittura sono ferme, con perdite che superano i 400 milioni di dollari.

Il problema più grave resta però la capacità di contenere i contagi. L’Organizzazione mondiale della sanità, ancor prima di classificare come pandemia il coronavirus, aveva espresso preoccupazione per la possibile propagazione del Covid-19 nei Paesi africani dove i sistemi sanitari non sono in grado di affrontare l’epidemia. L’organismo internazionale della sanità mondiale aveva anche stanziato 15 milioni di dollari per le realtà più a rischio.  Ma è evidente che non può bastare.

È urgente quindi rafforzare le strutture di isolamento per i malati e migliorare sul fronte della prevenzione.

In Etiopia, ad esempio, hanno aumentato le corse pubbliche degli autobus per evitare assembramenti e queste corse saranno gratuite. In Rwanda il governo ha collocato lavelli ovunque, soprattutto alle fermate degli autobus. In Uganda tutti i passeggeri che arrivano nel Paese vengono sanificati con spray antibatterici.

Anche in Africa, quindi, si sono mossi con azioni virtuose ma se il Coronavirus è riuscito a prostrare un continente come l’Europa, con sistemi sanitari tra i migliori al mondo in termini di qualità delle cure e accessibilità a tutti, cosa potrebbe accadere in un contesto dove ci sono sistemi sanitari deboli, fragili in termini di assistenza, di personale qualificato, di equipaggiamento e carenti di farmaci?

Gli ospedali attrezzati con le terapie intensive non sono sufficienti a coprire esigenze in situazioni di normalità, figuriamoci ora.

Senza dimenticare che nei Paesi meno avanzati dal punto di vista sanitario non ci sono le rianimazioni. Basterebbe questo per comprendere quanto siano deboli, a livello sanitario, gli Stati africani.

Va però evidenziato che proprio a fronte della fragilità del sistema, il continente ha sviluppato una capacità di gestire meglio le epidemie rispetto ai Paesi europei. E forse questo è il motivo per il quale il virus ha tardato a entrare in Africa.
L’esperienza dell’Ebola ad esempio, un virus che ha massacrato i Paesi africani, ha fatto sì che ci fosse una preparazione migliore rispetto all’Europa. Molti aeroporti sono attrezzati con termoscanner, quindi la temperatura viene controllata a chiunque arrivi nel continente. Se si registra un innalzamento si procede a misurarla ancora una volta, constatata la febbre si viene messi in quarantena. Questo meccanismo, messo a punto in seguito all’esperienza dell’Ebola, che ha portato ad acquistare strumenti specifici, ha probabilmente rallentato l’ingresso del virus in alcuni Paesi. Pensiamo all’Etiopia, ad esempio, che ha voli costanti con la Cina. Nonostante questo, Addis Abeba ha contenuto bene il virus.

A fronte di tutti questi elementi va però posto a contrasto la grande capacità di diffusione del virus. La speranza è che essendo arrivato in ritardo, con l’alzarsi delle temperature si riesca a contenerlo. Ma ciò dipende da Paese a Paese. E alcuni in Africa sono molto fragili.

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