Dopo il liberismo il Coronavirus, cronaca di una catastrofe

L’aumento del debito pubblico italiano è stimato a oltre il 150% sul Pil e inciderà su un tessuto economico sempre più gracile, spogliato dalle pratiche liberiste e debole nei rapporti internazionali. L’unica risposta paradossale per evitare il tracollo del Paese sarebbe produrre altro debito. A meno che…

Nessuno – o quasi – dei presenti, sinora, ha vissuto il dramma della guerra.

Tuttavia la storia non ci ha risparmiato: ciò che viviamo è molto più di un conflitto mondiale. Né possiamo dirci esenti da responsabilità: l’avere abbassato la guardia nella profilassi, nelle pianificazioni di eventi straordinari anche di natura sanitaria, nella prevenzione sanitaria nei luoghi di produzione… avere trascurato quelle misure che implicano una scala sociale anziché individuale, è stata una colpa grave.

Con buona pace delle ideologie individualiste e liberiste finora egemoni nelle istituzioni.

Per il futuro prossimo si preparano scenari complessi. L’Italia, in particolare, sconta una fragilità strutturale, dovuta a un indebitamento sovrano eccessivo e a un’inefficienza intollerabile della pubblica amministrazione. Il tessuto produttivo è costituito al 75% da piccole imprese e soffre di una distribuzione territoriale squilibrata, che lo sovraespone ai fenomeni di crisi.

Ciò rende il Paese particolarmente esposto a un’opa in massima parte ostile.

Sinora il processo di liberalizzazione ha agevolato la perdita di alcuni asset produttivi particolarmente sensibili nel sistema delle produzioni essenziali e strategiche.

Ma gli effetti dell’emergenza sanitaria sul sistema socio-economico saranno tali da generare un indebolimento complessivo del Paese. La stima secondo cui il debito arriverà al 160% sul Pil disegna un’evenienza che avrà riflessi sugli equilibri europei e sulle politiche di sviluppo dei prossimi lustri. Sarà sempre più difficile perseguire politiche di green new deal. 

Allo stato (ma la situazione muterà in peggio di sicuro) il risparmio privato degli italiani è il doppio del debito pubblico. Questo dato pone la capacità di risparmio degli italiani molto avanti rispetto agli altri Paesi europei.

Anche il debito pubblico è di molto più avanti degli altri Paesi europei. Questo dato denota che il prelievo fiscale è commisurato più sulla proporzionalità e forfettarietà che sulla progressività delle tassazioni. In pratica, siamo di fronte a una scelta molto più liberista di quanto si possa credere, che agevola – di fatto- la enorme capacità di risparmio dei redditi più alti.

Dinanzi ad uno Stato squattrinato che aumenta la spesa pubblica, per lo più improduttiva ed inefficiente, senza correggere equamente i prelievi fiscali, l’attuale, inevitabile sospensione del patto di stabilità e crescita sovraesporrà ancor più la debolezza del Paese nelle relazioni internazionali.

A tutto questo potrà aggiungersi una diminuzione della produzione nazionale dovuta alla perdita di tessuto produttivo in conseguenza della crisi.

Sono allo studio misure che denotano la gravità della situazione: buoni irredimibili, titoli pubblici per l’adempimento dei debiti pubblici, doppia moneta, consolidamento parziale del debito.

Queste vistose differenze strutturali tra i Paesi dell’Unione Europea hanno una ricaduta trasversale alle stesse forze politiche che si potrebbe chiamare interesse nazionale. Questo resiste alle appartenenze politiche, le quali riceveranno inevitabili condizionamenti perché indebolite da differenze che non provengono dalle idee ma dalle pratiche. I comportamenti hanno divaricato le realtà e hanno reso difficile una convergenza di scopi.

Il Paese è al bivio. Cedere sovranità e autonomia con un indebitamento verso l’Europa (non dell’Europa); attingere al risparmio privato con sottoscrizioni di lungo periodo vincolati a scopi di pubblica utilità; ovvero, beneficiare ancora della liquidità immessa indirettamente dalla Banca centrale europea.

Tutte queste soluzioni aumenteranno il debito pubblico. In ogni caso il sistema produttivo ha bisogno di liquidità e di una moratoria del debito privato.

Tutto ciò, ovviamente se l’Unione Europea non emetterà propri titoli pubblici di debito.

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