Una gaffe contro un’Europa troppo povera di politica

L’uscita infelice di Christine Lagarde rivela una visione solo economica dell’Ue coltivata da alcuni vertici della finanza europea. Tuttavia, la pandemia ha rimescolato le carte in tavola e rimesso al centro del dibattito la necessità di una maggiore integrazione tra gli Stati eutopei


Un’incauta dichiarazione della Lagarde ha scatenato nei giorni scorsi il panico nei mercati.

La presidente della Bce aveva convocato una conferenza stampa per annunciare che intende dare più liquidità alle banche, peraltro non nella misura che ci si aspettava, al fine di aiutare le piccole e medie imprese, le più colpite dalla crisi.

Ma parlando del futuro dell’Europa, alle prese con i tracolli di Borsa degli ultimi tempi e con il dilagare della pandemia, ha spiegato che la Bce non intende abbassare il costo del denaro, come hanno fatto la Federal Reserve e la Bank of England, e che «in ogni caso non può farsi carico della riduzione degli spread, perché non è questa la sua funzione».

Christine Lagarde, la contestatissima presidente della Bce

Dopo questa dichiarazione il differenziale tra Btp e Bund tedeschi è schizzato a 256 punti e le Borse europee hanno bruciato più di 800 miliardi di capitalizzazione con Piazza Affari che ha registrato la peggior perdita della sua storia.

Le esternazioni della Lagarde hanno provocato reazioni assai dure in tutta Europa, e in particolare in Italia.

Alcuni, uomini politici ed economisti, hanno persino sollecitato inchieste per verificare se con la sua sortita la presidente della Bce non abbia voluto favorire operazioni ostili agli interessi italiani, soprattutto l’acquisizione e il controllo di società di interesse nazionale.

Ha manifestato viva preoccupazione il presidente Mattarella, facendo rilevare che «l’Italia in questo frangente sta lottando per tutti e si aspetta solidarietà». Ha chiesto chiarimenti il ministro dell’Economia, Gualtieri.

Di fronte a queste prese di posizione, da Francoforte è subito arrivata una correzione di rotta.

Il capo economista della Bce, Lane, ha spiegato che la Banca centrale europea intende «fare di più per agevolare la crescita usando tutti gli strumenti di cui dispone, per far sì che gli alti spread non mettano in pericolo la trasmissione della politica monetaria in tutti i Paesi della zona euro». Ha detto inoltre che la Bce intende utilizzare «la piena flessibilità integrata nel programma di acquisto dei titoli di Stato» e che si riserva di tagliare i tassi di interesse in caso di «stretta delle condizioni finanziarie o di minaccia al nostro obiettivo d’inflazione nel medio termine».

Mario Draghi

Questa vicenda ha dimostrato che la presidente della Bce succeduta a Draghi non ha la statura politica necessaria per interloquire con i leader politici europei più rappresentativi con l’autorevolezza che tutti riconoscevano al suo predecessore.

Nonostante la repentina marcia indietro, la gaffe compiuta dalla Lagarde ha fatto emergere una forte dissonanza tra il vertice della Banca centrale e i vertici dell’Ue sul modo come rilanciare l’Ue, che dovrebbe risultare più coesa anche grazie alla scelta già annunciata di mettere in discussione il patto di stabilità, che alcuni avevano concepito in questi anni come una camicia di forza destinata a immobilizzare l’Europa di fronte a qualunque emergenza.

Non è questo che prevede il Trattato Europeo, perché i criteri di Maastricht sono derogabili in presenza di eventi eccezionali.

È stato un regolamento non rispettoso del Tue che ha reso derogabile ciò che invece non era derogabile. È triste constatare che c’è voluto il Coronavirus per rimettere le cose a posto.

Occorre adesso insistere sull’idea dell’Europa come comunità di destino e non di interesse – nonostante le molte diversità esistenti tra gli Stati membri – che stava alla base del progetto dei padri fondatori.

La vicenda del Coronavirus sta dimostrando che non c’è emergenza che non coinvolga un Paese europeo che non abbia impatto in altri Paesi. Il che significa che stare fuori dall’Europa o minarne la compattezza rende più debole ciascuno Stato.

Ma significa anche che non si può stare in Europa soltanto per godere di vantaggi immediati, ma perché convinti che l’Europa sia una comunità di destino.

È, quindi, necessario rafforzare la solidarietà all’interno dell’Ue per potere gestire meglio questo destino comune.

[L’articolo che avete appena letto è apparso sul numero de La Sicilia del 17 marzo 2020 a pagina 15, col seguente titolo: Una gaffe che rivela che molti considerano l’Ue solo un mercato unico]

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