L’amara verità del Coronavirus e i limiti dell’Ue

L’emergenza sanitaria mette a dura prova la tenuta delle istituzioni democratiche e dell’Unione Europea, ancora insufficiente a livello politico: per affrontare i pericoli globali l’integrazione occorre un salto di qualità per inserire nell’istituzione europea i valori tutelati dalle Costituzioni degli Stati membri

La pandemia ha messo sul tavolo alcune questioni con prepotenza.

Questioni che vagavano da tempo nell’aria e che ora emergono grazie alla schiarita generata dalla tempesta.

La più vistosa riguarda la differenza tra i sistemi democratici e quelli totalitari e, poi, le differenze interne agli uni e agli altri.

Una seduta del Parlamento europeo

Democratici sono tutti quegli assetti istituzionali che ammettono il libero accesso dei governati alla decisione e, quindi, consentono la condivisione del potere tra i depositari e i destinatari di esso. La circolarità democratica legittima la titolarità e l’esercizio del potere.

Tale circuito può avere due propulsori, non sempre compatibili: la volontà (o se si preferisce la libertà) e il valore (o se si preferisce la meritevolezza).

La volontà risiede nel caos primordiale dell’uomo ed in quanto tale è propria di tutti, perché nessun uomo ne è privo. Dunque, essa è fondativa della natura umana e, perciò, ha una spontanea vocazione democratica, non discriminatoria. Essa ha la forza della istintualità e in quanto tale è comune agli esseri umani. Ciò la rende anche un valore. Proprio la volontà, la sostanza volitiva, fa emergere la componente sentimentale della coesistenza e, in particolare, quel senso etico della vita che connota i popoli.

I sentimenti religiosi sono parte insostituibile della coscienza morale dell’uomo, perciò Croce scrisse che «non possiamo non dirci Cristiani» (Croce)[1].

Il Partito comunista cinese a congresso

Questi sentimenti generano comportamenti che esprimono la massima aderenza all’intimità etica dell’uomo e costituiscono essi stessi norme, norme giuridiche, comunemente dette di buon costume. Dunque, tali sentimenti sono parte materiale di un ordinamento, qualsiasi esso sia.

Nei sistemi totalitari il sentimento popolare è l’unico residuo filo che lega il popolo al potere, il quale ne indica nell’affidatario l’unico interprete. Tale radicamento delle istituzioni nelle coscienze di un popolo si manifesta in molte circostanze, come accade quando si condividono scelte moralmente connotate e molto discutibili sul piano della ragionevolezza.

Le scelte di arginare la pandemia, ovvero, di curare i contaminati, piuttosto che attenderne l’autoimmunizzazione, rispondono a sentimenti etici, evoluti o primitivi, diversamente sottoposti alla mediazione culturale della storia.

Quando per una civiltà il lavoro e la produzione sono valori in sé, nulla potrà impedirne l’inarrestabile processo di accumulo e crescita. Diversamente, se per una cultura le relazioni tra gli uomini e con il mondo esprimono la cifra della morale, la singola persona diminuisce la sua valenza etica.

Benedetto Croce

Inevitabilmente nelle due prospettive il senso di un sistema democratico o totalitario assume significati divaricanti. Ciò, tuttavia, non esclude che all’interno dei diversi sistemi istituzionali alcuni specifici problemi possano trovare soluzioni più ragionevoli di quanto ci si possa attendere da altri. Questa inaspettata variabilità non dipende tanto dai sistemi ma dalle civiltà che nei primi defluiscono.

Non può dubitarsi che queste dinamiche espongono i sistemi istituzionali a contenuti molto variabili, quasi come se i sistemi fossero strutture adatte ad ogni funzione, là dove è concetto condiviso che sono le funzioni a generare una propria struttura.

Ciò ha fatto considerare che la libertà, assurta a valore assoluto, sottopone i sistemi democratici allo stress di fluttuazioni eccessive nei valori che, benché derivate dai sentimenti morali di un popolo, presentano margini troppo ampi di arbitrio affidati al potere, non importa se eletto o prescelto.

D’altro canto, l’organicismo elevato a valore morale espone i sistemi totalitari ad una svalutazione dell’essere umano che non sempre equivale a svalutazione dell’esistenza umana: infatti, può accadere che la dimensione umanitaria sovrasti quella umana.

La City di Londra

In entrambi i sistemi può accadere di fissare un scopo-valore altamente meritevole ma di perseguirlo con strumenti non apprezzabili, se non addirittura deplorevoli. Comunemente si riconoscono azioni positive dei regimi autoritari senza poter negare l’alto prezzo che essi hanno imposto alle libertà e ai diritti fondamentali. All’opposto, si riconosce che l’esaltazione dell’atomismo individuale ha consentito all’intelligenza umana di raggiungere vette elevate, ma non si possono trascurare le ingiustizie che generate da questa scelta.

La civiltà europea del secondo ’900 ha vissuto una stagione di grande avanzamento culturale proprio adottando soluzioni istituzionali volte a comporre questa altrimenti inconciliabile contrapposizione, da cui sono scaturiti i due conflitti mondiali di quel secolo.

Il costituzionalismo moderno ha fondato e contenuto il potere costituito, adottando una tavola di valori democraticamente condivisa dai popoli. È stata una scelta fondamentale che ha posto un nuovo radicamento della relazione tra il popolo e il potere. Ciò è una singolarità propria della cultura moderna europea che, tuttavia, ha subìto un ritardo costituzionale di crescita.

Lo prova il fatto che la Istituzione europea non sia riuscita a terminare il processo costituente. E questa incapacità è stata tra le cause principali del rallentamento e del rischio di arretramento nella trasformazione della forma di governo europeo.

La conseguente ruvidità dell’azione europea si è manifestata in tutta la sua chiarezza nella drammatica e emergenza della pandemia.

La risposta è stata in alcuni Paesi opportunisticamente ritardata, ma è risultata omogenea; tutti, escluso il Regno Unito, hanno seguito il modello italiano che ha anteposto il valore della persona a quello della produzione. Anche la Repubblica Cinese, per prima, ha tutelato la salute prima della produzione.

Ma resta un equivoco di fondo: la tutela della salute umana è stata scelta per assicurare alla produzione e al lavoro le risorse necessarie, altrimenti messe a rischio dalla pandemia? Detto altrimenti, questa tutela è davvero primaria e non indiretta?

La risposta è inequivoca per i singoli Paesi, dotati di Carte fondamentali che enunciano il valore della persona come primario. Non altrettanto può ripetersi per l’Europa nel suo complesso.

Ecco che si assiste ad una strana dissociazione assiologica, in cui vede i singoli Paesi affermano una carta di valori ma questi quali evaporano se traslati nella dimensione sovranazionale che i primi hanno contribuito a costituire: è il ritardo costituzionale di crescita.

Una fila davanti a un ipermercato in emergenza Coronavirus

È del tutto inutile invocare un endemico difetto di solidarietà, più volte espresso con riguardo a questioni che toccano singoli Paesi, se il nodo di fondo della tavola di valori non è definitivamente sciolto.

L’equivoco non è una raffinatezza per eruditi: in esso si annidano le cause delle questioni più significative dell’integrazione europea. Infatti, se si fronteggia la pandemia con le misure del modello italiano al solo scopo di impedire che il diffondersi del virus metta a rischio un sistema produttivo, il quadro dei valori di riferimento non è differente da quello degli Stati Uniti o del Regno Unito; rispetto a questi cambiano soltanto i metodi e forse il coraggio di enunciarne gli scopi primari.

Se la cancelliera Merkel, folgorata sulla via di Damasco, fa un revirement sugli euro bond a causa della crisi del sistema produttivo (anche tedesco), crisi aggravata dalla pandemia, la presa di posizione dell’Ue e della Bce lascia l’impronta della carità pelosa.

L’avere spinto il pendolo, anche in Europa, troppo sul lato dell’atomismo libertario ha dei responsabili ben precisi, che la pandemia ha messo con le spalle al muro; provare a sfilarsi con un machiavellismo camaleontico, non risolve i problemi europei, ma di qualche Paese. La circostanza fortuita che tale posizione giovi anche all’Italia è un mero rinvio della questione di fondo.

Un operatore sanitario in prima fila nella pandemia

La pandemia obbliga alla verità. L’Europa dev’essere orgogliosa della sua differenza culturale e non metabolizzare un complesso di inferiorità che l’ha costretta al ruolo di comprimaria mondiale. È urgente cambiare registro!

La Brexit è stata un fattore di chiarezza. La irriducibilità valoriale della civiltà anglicana e di quella continentale ha costituito per decenni un elemento di mediazione istituzionale con molte difficoltà di compromesso. Le diversità ideologiche sui rimedi alla pandemia sono eloquenti al riguardo.

Su questo cammino c’è un ostacolo ingombrante: i debiti pubblici. Troppe differenze. Senza una politica europea di armonizzazione dei debiti il ritardo costituzionale di crescita ha un nome e cognome. I temi sono la sostenibilità dei debiti, il ruolo della Banca centrale europea, la capacità di risparmio e, non ultimo, la demografia di un popolo. Ma qui si aprirebbe un altro discorso.


[1] Il Cristianesimo ha compiuto una rivoluzione «che operò nel centro dell’anima, nella coscienza morale, e conferendo risalto all’intimo e al proprio di tale coscienza, quasi parve che le acquistasse una nuova virtù, una nuova qualità spirituale, che fino allora era mancata all’umanità».

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