Il patriottismo vince il Coronavirus

L’emergenza sanitaria, in cui i partiti e il leader hanno finalmente dimostrato responsabilità e senso delle istituzioni, può essere il punto di partenza per un’azione politica seria ed efficace. Battere il morbo è il primo passo, ma il più arriverà dopo…

Nessuno è in grado di dire se dalla terribile esperienza che stiamo vivendo a causa del corona virus possa venir fuori un’Italia più matura e solidale sul piano delle abitudini della politica. Se, insomma, si possa avere un Paese in grado di reagire al pesante regresso registrato nel corso di questi ultimi anni, gli anni dell’antipolitica.

Una cosa pare certa, però: l’emergenza sta dimostrando che l’Italia politica così com’è non è in grado di garantire una società ben ordinata.

 Il presidente Mattarella ha sollecitato la politica ad avere un sussulto di responsabilità, anche sul terreno dei linguaggi, cercando di isolare i seminatori di discordia. È un fatto che costoro da qualche settimana sono stati indotti a tacere.

Il centro destra a trazione leghista, pur facendo opposizione, pare volere accantonare i toni e gli argomenti finora usati per reclamare elezioni subito. Il Paese, da questo punto di vista, può tirare un sospiro di sollievo: francamente non se ne poteva più di una campagna elettorale infinita, destinata a eccitare le opposte tifoserie.

In questo clima nuovo, in cui centrodestra e centrosinistra sono più d’accordo di quanto non possono dimostrare, la gente in misura crescente sta osservando le raccomandazioni che vengono dalle autorità competenti. Insomma, si sta remando tutti nella stessa direzione.

L’opinione pubblica vuole capire ciò che sta succedendo e ciò che potrebbe succedere.

C’è fiducia verso il mondo della ricerca. Sembra svanita la rabbia arrogante del populismo dei no vax e dei grillini che gridavano: uno vale uno, cioè che competenti ed incompetenti sono la stessa cosa e che le competenze nascondono un agguato, perché i tecnici sono al soldo delle élites economiche e politiche

 Ma una tregua serve anche per il dopo, per fare ripartire il paese rimuovendo le maceria prodotte da questa emergenza. C’è bisogno di una regia unica che non può che essere garantita dal governo nazionale, adesso per fermare il contagio, domani per ricostruire. È incoraggiante registrare che rispetto alla prima fase del contagio, caratterizzata da troppa confusione e conflittualità tra le istituzioni, si è cambiato rotta.

Il governissimo forse potrebbe servire. Ma non sarebbe certo il governo di tutti a suo tempo evocato da Salvini. Quello era un’altra cosa. Era il governo auspicato dai due Mattei, Salvini e Renzi, per potere finalmente trovare un’intesa trasversale che, operando all’interno di un governo di salute pubblica, non potesse destare scandalo ed essere bollata come un compromesso indecente.

Un governissimo avrebbe senso, invece, se si trattasse di autentica unità nazionale, in grado di promuovere una nuova cultura politica nel Paese, da sempre percorso da divisioni assai profonde, da rivendicazioni corporative, settoriali, di ogni tipo, e di esaltare un’etica della responsabilità che mai è stata, da noi, né forte, né diffusa.

 Un governissimo così inteso non servirebbe tanto a liberarsi di Conte – che è l’obiettivo tenacemente perseguito dai due Mattei – ma a fare dell’Italia un Paese normale. Un Paese, cioè, dove forze politiche e società di fronte ad una minaccia dagli sviluppi imprevedibili per consistenza e tempistica marciano all’unisono avendo come unico obbiettivo la tutela del bene comune, troppo spesso sacrificato agli interessi particolari di consorterie economiche e politiche.

Si tratta di reagire ad un declino del sistema paese che sembra inarrestabile e che oggi pare aggravato dall’epidemia in corso. L’unità nazionale auspicata da Mattarella, allo stato condivisa da governo ed opposizioni, può segnare un nuovo inizio della storia della Repubblica, che non darebbe vantaggi a questo o quel partito o schieramento politico, bensì una forte legittimazione a tutti gli attori politici, chiamati ad essere protagonisti di un patto per rilanciare l’Italia e renderla più forte agli occhi della comunità nazionale e di quella internazionale.

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