Donne e libertà, nuove risposte a vecchi problemi

Dal comunitarismo può arrivare una difesa più efficace per l’altra metà del cielo. La rimozione dei vecchi meccanismi autoritari, affermatisi nella famiglia tradizionale e da lì tracimati in tutta la vita civile, può contribuire a cambiare la struttura delle nostre società, che passerebbero da una gerarchia dei ruoli a una gerarchia di funzioni

Nel 1890 Anna Kuliscioff, in una conferenza al Circolo filologico milanese, pronunciò un celebre discorso intitolato Il monopolio dell’uomo. Le assonanze con la contemporaneità sono sconcertanti: la donna è tenuta fuori dalla lotta per l’esistenza, in uno stato di soggezione all’uomo le cui ragioni sostanziali consistono nella convenienza socioeconomica, a dispetto dalle giustificazioni culturali, che appaiono sempre più tenui.

Immagine d'epoca di Anna Kuliscioff
Anna Kuliscioff

Il rapporto tra il dominio e la soggezione mette in risalto il proprio limite intrinseco. Infatti, se per un verso il dominatore si giova di vantaggi immediati, dall’altro inaridisce la circolarità relazionale tra i generi umani, in cui l’uno dona e riceve dall’altro allo stesso tempo. Questo inaridimento sottrae sostanza culturale e antropologica ai generi umani.

La Kuliscioff introduce il concetto del parassitismo sociale e morale della donna. Esclusa dal lavoro come espressione della sua libera personalità e inclusa nel circuito della soggezione all’uomo, essa condensa le sue energie morali e sociali nel ristretto circuito familiare, dove dà tutta se stessa. La forte spinta altruistica endo-familiare è l’effetto della relazione dominio-soggezione, di per sé antisociale.

Questa modalità della forza educativa della donna conforma i componenti la famiglia che introiettano a loro volta una dimensione asociale della relazione umana.

L’universo si racchiude nel nucleo familiare. Si compromettono le forme associative, uniche fonti di rottura delle molte espressioni di parassitismo sociale, estese ben oltre quelle di genere.

Dunque, l’egoismo è vittima di se stesso: esso ha causato un parassitismo che si è esteso dalla micro dimensione familistica a quella antropologica e sociale, in cui ogni rapporto è concepito su di un piano verticale che individua un dominatore e un asservito. La questione di genere è parte di una questione antropologica che riconosce il parassitismo come male sociale.

L’associazionismo solidale ha subìto un colpo mortale che troverà riscatto soltanto una volta che la questione di genere si avvierà su di un cammino nuovo.

Dunque, le politiche di genere concepite nella prospettiva della rivendicazione, volontaria o imperativa, volta alla conquista di posizioni sottratte all’altro genere, conserva la logica di una relazione che si dimena tra il dominio e la soggezione, ove la storia e i costumi si incaricheranno di definire un vincitore e un vinto, senza che ciò costituisca un riscatto per la convivenza umanità.

Al fondo di questa concezione, che è parte integrante della diseguaglianza di genere c’è la medesima logica e ideologia: la solitudine dell’Io.

Così come nella storia la Kuliscioff ha denunciato l’incapacità della donna di riscoprire una dimensione associativa, unica autentica misura di riscatto dalla propria condizione di soggezione, anche l’uomo ha perpetuato la prospettiva dominante senza a sua volta sottrarsi dalla sua soggezione dall’altro, in uno scenario fondato sul parassitismo sociale e morale, in cui l’uno non piange e l’altro non ride.

Lì dove la forza, fisica, economica, sociale è il parametro della società, la relazione dominio-soggezione sarà la misura con cui gli uomini si collocano in essa, dunque, il parassitismo sarà un valore che svuoterà l’idea stessa di eguaglianza tra gli esseri umani.

Lavoro femminile in una sartoria del XX secolo

Le lotte del femminismo in una parte minoritaria del mondo, sono certamente progressiste è mirano a una condizione esistenziale più degna, ma non hanno sradicato il costume, di gran lunga più resistente delle leggi.

È la dimensione associativa della vita che genera contaminazioni culturali e muta in profondità le convinzioni nell’esistenza umana.

Perché nelle culture orientali e in quelle teiste permane un attrito conservatore e reazionario che coinvolge le stesse donne? Forse che costoro non vogliono sottrarsi al giogo culturale che le reclude nella dimensione familistica?, o forse questa è l’unica dimensione nella quale è consentito ad esse di esercitare la misura del loro potere espresso sempre in termini di dominio-soggezione?

È la dimensione sociale verticale e corporativa che ordina secondo gerarchie i rapporti tra gli uomini, ove a ciascuno viene assicurato un piccolo o grande spazio di dominio. La questione di genere è, dunque, una questione antropologica, morale e sociale.

Il senso profondo delle parole della Kuliscioff è nella esortazione a creare «…una lega di uomini onesti, i quali, […] con una vera cooperazione di fatti, aiutassero a toglierla […] dalla sua eterna minorennità. E ciò sarebbe anche nell’interesse dell’uomo e della specie umana, perché, se la donna è quale l’ha tenuta l’uomo fin ad ora, l’uomo, viceversa, è la creazione della donna».

Questo il senso sociale e morale della coesistenza dei generi; non l’uno contro l’altro, ma l’uno con l’altro, consapevoli della comunanza di interessi. L’associazionismo pone i generi su di una linea orizzontale ove la selezione dei ruoli è determinata dal fattore lavoro come complemento della personalità umana.

Soltanto quando la donna e l’uomo romperanno la cultura dell’isolamento, per confondere le esistenze, nel rispetto della singolarità umana, si avvierà un processo egualitario che rispetterà l’essere umano nella sua esistenza di genere e di specie. Finché ciò non accadrà è del tutto naturale la rivendicazione di una condizione femminile più congrua alla sua dignità sociale, ma ciò non cambierà la logica del dominio e non declasserà il valore del parassitismo.

Una manifestazione femminista del 1968
Una manifestazione femminista del 1968

Nel paradigma del dominio c’è il predominio della forza, e finché esso non sarà rotto, le politiche di genere saranno rivolte alla inversione del verso del dominio per l’imposizione di un parassitismo pendolare.

Risulta evidente che il parassitismo sia una questione sociale che va oltre il conflitto di genere, e che esso contiene la soggezione economica e morale che ordina una società.

Ma quand’è che i rapporti di soggezione hanno un valore?

Esclusa la forza, comunque aggettivata, ed esclusa la volontà che condurrebbe la forza a rivestirsi di consenso, deve essere considerato l’interesse oggettivo disposto da un ordine accettato da tutti.

L’interesse oggettivo può selezionare una gradazione ordinante che genera rapporti di soggezione, ma questo non obbliga a indicare un titolare unico di tale interesse, quale sia il genere o lo stato sociale.

Partecipanti alla manifestazione di Roma contro la violenza sulle donne
Una recente manifestazione contro la violenza alle donne

L’ergere un interesse a valore, secondo una gerarchia, attribuisce questo interesse ad una co-titolarità. Questa non distingue genere o status ma si basa sulle misure dell’apporto alla realizzazione dell’interesse valorizzato.

Se le società riconoscono alcune forme organizzative come la famiglia o le società d’affari, alle quali conferiscono una corporeità morale e economica, è perché danno rilievo alla condivisione degli interessi che questi istituti tutelano. Si delinea così una comunione di interessi che coinvolge gli appartenenti secondo le ragioni della loro partecipazione. Ciò può implicare anche soggezioni ma sempre nel rispetto della dignità personale.

La identificazione della dimensione comunitaria della società farà sì che le differenze non siano di genere, secondo costumanze culturalmente ingiustificate, ma di ruoli assolti nelle molteplici dimensioni sociali. È il ruolo che fa le differenze e genera senz’altro soggezioni, ma senza parassitismo.

L’eguaglianza non è un pret-à-porter ma un abito su misura.

Le differenze esistenziali sono da rispettare, quelle sociali da rimediare. Il luogo preposto al recupero della effettività delle condizioni paritarie sono le formazioni sociali. In esse trova svolgimento e sviluppo la personalità umana. Nelle comunità il valore del lavoro dà risposte alle questioni sociali di genere e di status.

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