Il socialismo liberale oltre crisi dei partiti

Serve un nuovo modello dinamico e flessibile, che sia in grado di raccogliere le istanze sociali e trasferirle alle istituzioni. I partiti restano un mezzo imprescindibile per la democrazia, sono la cerniera insostituibile tra la vita dei territori e delle nazioni e gli enti che li rappresentano e amministrano

La forma partito è in crisi cronica, come le malattie trascurate, più o meno colpevolmente: è esplosa all’inizio degli anni Novanta perché da alcuni decenni se ne erano sottovalutati i problemi.

Questa forma è imprescindibile, qualunque sia il sistema elettorale e la composizione istituzionale delle rappresentanze politiche, perché, ce lo dimostra una tradizione plurisecolare, la cerniera tra la società, con tutte le sue dinamiche complesse, e le istituzioni resta il partito. E non serve cambiare il nome, e quindi parlare di movimenti o altro, per far credere di avere a che fare con un’altra cosa.

Un comizio d’epoca del Psi

Dunque, qual è l’essenza del partito politico?

L’essenza è doppia: metodologica e assiologica, cioè legata ai valori.

La prima definisce l’organizzazione e il del funzionamento della forma partito, la seconda riguarda gli scopi voluti e perseguiti attraverso questa forma.

Sono due componenti complementari, che non esistono l’una a prescindere dall’altra, perché non tutte le organizzazioni possono raggiungere gli stessi obiettivi.

Di più: proprio lo scopo determina la struttura. Perciò la politica – meglio ancora, gli obiettivi della politica – generano il partito.

Certo, le società sono cambiate tantissimo rispetto all’epoca in cui sono sorti i partiti classici, perciò oggi occorre una forma-partito flessibile e dinamica. In altri termini, non si può ragionare sulla forma partito senza aver prima definito la funzione che la singola formazione s’è data. Ciò pone in evidenza l’importanza dello statuto, il principale regolatore della vita dei partiti. Ed è importante ribadire che questa riflessione include anche le fonti di finanziamento.

Diamo per scontati i requisiti imprescindibili, fissati dall’articolo 49 della Costituzione, per tutti i partiti: il «metodo democratico», e il fatto che ognuna di esse concorre alla definizione della «politica nazionale». Occorre giusto aggiungere che per politica nazionale si deve intendere la politica generale del Paese, tanto nelle sue articolazione subnazionali che in quelle ultra nazionali; e che gli scopi partitici, in quanto tali, perseguono l’interesse generale per come voluto dalla sussidiarietà orizzontale.

Non si può dubitare, infatti, che il partito politico per il suo ruolo istituzionale definito dall’art. 49 Cost. sia allo stesso tempo uno dei principali soggetti della sussidiarietà orizzontale capaci di perseguire l’interesse generale.

Tuttavia, gli spazi di autonomia statutaria sono molto ampi sia sul piano organizzativo sia su quello valutativo. Detto altrimenti, i partiti hanno molta liberta, nel rispetto della Costituzione, di darsi gli scopi che preferiscono e di strutturarsi come meglio ritengono.

Da ciò deriva che l’autonomia statutaria diventa una fonte normativa della sussidiarietà orizzontale abilitata a tradurre in regole il bilanciamento di principi che la Carta fondamentale propone nella sua tavola di valori.

Dunque, nel partito si fa la sintesi di una proposta che è insieme merito e metodo democratico.

Il socialismo liberale, che coniuga le istanze della produzione con quelle della distribuzione, contempera il produttivismo con la tutela della persona, valorizza la dimensione sovranazionale dell’Unione Europea, l’economia del lavoro, la sostenibilità sociale dell’iniziativa economica, la sostenibilità della finanza pubblica e la coesione sociale e territoriale europea, le politiche di genere e il sostegno alle fasce più bisognose, l’effettività del diritto ai servizi sociosanitari.

Pietro Nenni arringa la piazza nel 1966

Non c’è dubbio che tali idee e iniziative debbano avere una struttura organizzativa e finanziaria adeguata.

Tuttavia, perseguire queste idee comporta scelte che hanno una valenza temporale, cioè definire una gradazione di priorità valida per una fase storica definita: questo è il progetto di scopo.

Poiché la persuasione ideale ad un progetto può richiedere molteplici livelli di definizione, di competenze e di consapevolezza, un partito che voglia parlare al popolo nella sua multipla composizione deve consentire a ciascuno di accedere al livello più elevato di conoscenza dell’elaborazione del progetto politico nazionale.

In questo senso il metodo democratico si differenzia in considerazione delle aspettative, delle sensibilità e delle attitudini che ciascuno presenta. Perciò il progetto di politica nazionale del partito è un punto di avvio di un dialogo a più voci che coinvolge quanti manifestano interesse a partecipare alla definizione critica del progetto medesimo.

Una democrazia deliberativa diffusa richiede un flusso di informazioni circolare, che consente di prendere e restituire idee ed elaborazioni complesse in vista della sempre più completa definizione del progetto. Un partito di ispirazione democratica deve prevedere e consentire un concorso continuo di idee capace di nutrire un bagaglio di conoscenze permeabili e scambiabili, dinamiche e mutevoli.

Ciò trasforma il senso dell’appartenenza: non più espressione soltanto di volontà ma, soprattutto, di interessi e valori i quali non sono dedotti da una governance dall’alto, ma sono indotti da una base sociale estesa e capillare, quanto diffusa e capillare sarà la partecipazione all’elaborazione del progetto.

Una democrazia deliberativa diffusa alla ricerca di una sintesi storica che sappia al meglio declinare il bilanciamento di valori posti nella piattaforma dello statuto.

Pertanto, l’appartenenza è anch’essa definita nel tempo, cioè segue il progetto-scopo definito in quel momento storico.

Che il progetto possa avere priorità e, quindi, essere parziale, è sottinteso nella norma costituzionale che assegna alla forma partito il compito di concorrere – evidentemente con altri soggetti e altre priorità – alla definizione della politica nazionale.

Una recente convention del Spd

Queste le basi sulle quali definire le strutture collaterali di raccolta dei finanziamenti di scopo la cui trasparenza deve consolidarsi in un bilancio unico e controllato. Un organo indipendente deve svolgere il controllo annuale dei bilanci e renderli accessibili a chiunque. La violazione delle norme di trasparenza comporterà sanzioni amministrativo-pecuniarie e di responsabilità civile di quanti hanno agito in nome e per conto del partito.

Questo dev’essere abilitato alla raccolta finanziaria sulla base del progetto e di puntuali scopi definiti nello statuto, per consentire un regime di agevolazioni fiscali che incentivi i donatori a contribuire al perseguimento degli scopi-partito.

La flessibilità e dinamicità degli scopi si riflette sullo statuto del partito che muterà al mutare dei primi. Bisogna quindi concepire un partito mutevole negli scopi, nella struttura, nelle risorse.

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