Il socialismo non è nostalgia

Il nostro libro è stato concepito e pubblicato in concomitanza di anniversari tragici e importanti. Ma è solo una coincidenza, perché il socialismo liberale europeo è uno sguardo al futuro. Il passato, con le sue grandezze e le sue ombre, lo lasciamo a chi meglio sa trattarlo: gli storici

È solo una coincidenza che Per un socialismo liberale europeo sia uscito a ridosso di un anniversario lugubre e importante per un’intera area della politica e della cultura italiana: il ventesimo anniversario della morte di Bettino Craxi.

E, sempre a proposito di anniversari, è il caso di rivelare un’altra coincidenza: il libro, di cui questo sito è la propaggine web, è stato concepito alla fine dell’estate del 2018, cioè qualche mese dopo un altro anniversario, il quarantesimo dalla tragica scomparsa di Aldo Moro.

A proposito di nostalgia: Marcel Proust con una delle sue celeberrime madeleines

C’è da scommettere che, tra una presentazione e un dibattito (nel caso, ce lo auguriamo, che questo libro abbia fortuna) capiteranno altri anniversari, col loro carico di nostalgie più o meno commosse, non poche volte rancorose e spesso tuttora divisive, nelle quali non mancherà di far capolino qualcosa di socialista.

Per questo è doveroso mettere le mani avanti e avvertire i lettori del libro e i navigatori di questo sito che qui non si coltivano nostalgie e martirologi, perché parlare di socialismo liberale europeo significa partire dal presente per progettare il futuro. E questo presente è l’Europa, l’Europa migliore sognata dai padri delle democrazie postbelliche, ma che dobbiamo ancora realizzare: un continente di pace e libertà.

Pensare il socialismo in chiave europea non è una missione da sognatori visionari: richiede, al contrario, una dose massiccia di realismo. Il realismo che serve a prendere atto che per realizzare politiche sociali degne di questo nome, un welfare efficiente e perseguire la tutela concreta dei più deboli le dimensioni dei vecchi Stati nazionali non bastano più.

La società globalizzata ci obbliga a pensare sulla scala dei “grandi spazi”, per dirla con Carl Schmitt o Samuel Huntington.

Pensare il socialismo su scala europea significa senz’altro pensare un socialismo liberale, cioè votato a rendere la libertà un valore politico, come l’avevano pensata i padri nobili del liberalismo, riempirla di contenuti e portarla oltre l’attuale livello di categoria economica, come invece l’interpretano le correnti neoliberiste.

Carl Schmitt

Pensare il socialismo liberale europeo significa infine dire qualcosa “di sinistra”. Dell’unica sinistra possibile in una politica che voglia dirsi civile.

A dispetto di qualche apprendista stregone dalle letture scarse e dalle idee confuse, per chi scrive destra e sinistra esistono ancora: sono “topologie” del pensiero e dell’azione politica imprescindibili.

Torniamo alla lezione elementare ed elegante di Norberto Bobbio: è di destra tutto ciò che privilegia la libertà sull’uguaglianza, è di sinistra il richiamo all’eguaglianza, senza la quale le libertà diventano poca cosa.

Il problema delle politiche, pubbliche ed economiche, non è la libertà, soprattutto economica, perché di questa libertà ce n’è persino troppa. È l’eguaglianza, che in un’ottica moderna non vuol dire “livellamento” ma semplicemente assicurare a tutti condizioni di esistenza dignitose, solo a partire dalle quali possono esservi una competizione e meriti veri.

Ed ecco perché la nostalgia, che è un sentimento nobilissimo a livello privato, non serve a livello politico, perché se n’è abusato a iosa. Al punto di trasformare l’Italia, sin dalla sua nascita, in un Paese di nostalgici e di reduci.

Dei nostalgici e dei reduci dell’Ancien Régime degli Stati preunitari, del Risorgimento, delle due Grandi Guerre, del fascismo e dell’antifascismo, della Prima repubblica e persino della Seconda che stenta a diventare altro.

Norberto Bobbio

Il pericolo delle nostalgie e dei reducismi è che guardano male al passato e pensano al futuro attraverso le lenti deformanti delle ipotesi: non si chiedono “come sarà”, ma “come sarebbe” o “come sarebbe stato se”. Il massimo del futuro, per loro, è quello anteriore.

Non si è citata in apertura la sequenza di anniversari a caso, ma solo per ricordare che la storia non si ripete mai allo stesso modo e che l’Italia di oggi non è più una frontiera instabile tra blocchi geopolitici ma un confine importante di una nuova area.

Quindi i meriti e i demeriti di ieri non possono produrre futuro, a meno che non diventino storia. Ma, per questo, occorre davvero fare un passo indietro e lasciare la parola agli storici: solo loro possono distillare dal passato ciò che è lezione per il futuro dai sentimenti e dai risentimenti.

Per il resto, qui ci si limita a lanciare spunti e idee. Senz’altro per la sinistra, perché si declini in maniera aperta e moderna. Ma anche per tutti i cittadini di buona volontà (e di adeguata curiosità): parlare di solidarietà, eguaglianza e doveri nell’epoca degli egoismi di massa e delle libertà sfrenate può e deve stimolare riflessioni utili anche nelle fasce pensanti degli elettori (e lettori) moderati, quelli che non vogliono cedere alle fobie e alle isterie dei sovranismi.

A tutti loro, alla sinistra che rischia di smarrire la propria identità politica e ai cittadini che ne cercano una, sono dedicate le nostre idee e le nostre proposte, che trovate elencate al link seguente:

I dodici pilastri del socialismo

Un avviso ulteriore prima di chiudere: chi vuole, può aderire compilando l’apposito modulo. Non vogliamo fondare un partito né creare una corrente. Più semplicemente, cerchiamo di lanciare idee. E non è poco davvero.

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