Il socialismo liberale? Uno sguardo serio e sereno al futuro

Non parliamo di storia, ma dei bisogni reali del mondo che ci circonda. Ripartiamo dal declino dell’ideologia socialista e del pensiero e della prassi della sinistra per ridare vita alle idee e ai valori che hanno ispirato la parte migliore di intere generazioni. Per fornire spunti di riflessione e di speranza a una parte importante della politica italiana

Perché un libro sul socialismo liberale? Certamente non per tentare ricostruzioni storiche sul socialismo (che tra l’altro sarebbero le ennesime), né per fornire al lettore un altro punto di vista, magari per rivalutare personalità o fatti di storia recente.

Tutt’altro: il punto di partenza della nostra narrazione è lo stato di crisi.

Non si può nascondere che l’idea socialista per come i più la conoscono soffre una lunga fase declinante. È da tempo che non suscita passioni nelle nuove generazioni, in parte affascinate da sensibilità politiche “destrutturate” perché disincantate da un passato che le ha rinnegate.

Nel libro si esamina lo stato di crisi a tutto tondo, poiché la crisi delle idee non è indipendente da fenomeni che incidono sulla stessa concezione della vita che la modernità rilascia dell’uomo.

Perciò, da un quadro decomposto si prova a riconnettere alcuni punti cardine di una storia che, piantati i piedi a terra, allunghi uno sguardo oltre il groviglio del presente. Il socialismo liberale è l’ipotesi di un socialismo possibile nell’era dell’intelligenza artificiale, dell’economia sovrastante e della società ingorda e cieca di fronte all’enormità dei soprusi.

È un socialismo, quello liberale, che tende una mano a quella parte dell’umanità che ha preservato un’intelligenza divergente, cioè non conformabile, senza però dimenticare chi resta indietro e ha bisogno di misure protettive.

È l’ipotesi di un socialismo che fa i conti con il valore della persona, di cui senz’altro rispetta la dignità, ma che considera non più come un’unità chiusa e finita bensì, al contrario, bisognosa di un prolungamento e di una perennità, offerti dall’umanità, intesa finalmente come entità concreta della dialettica politica.

È un socialismo che si dissocia dalla sua identità storica per aprire con essa un dialogo franco, che non ne cancella l’essenza ma ne relativizza i contenuti. L’umanità nella sua integrità organica, che comprende le persone, gli esseri senzienti ed inanimati, costituisce il nuovo polo ideale del socialismo liberale che così svolge anche il tema ecologico.

Quest’ultimo tema non deve arrivare al paradosso dello spodestamento dell’antropocentrismo, ma deve affermare il contenimento dei poteri dell’uomo sulla natura. L’umanità come corpo dà all’idea una componente di doverosità che preserva il futuro sì, ma neppure nega il presente a coloro ai quali il presente viene negato.

Quello liberale è un socialismo che rimuove gli steccati per aprire alle convergenze sui temi umanitari e lasciare fuori gli egoismi e le esclusioni.

Le società occidentali, sempre più in affanno dinanzi alle culture orientali, hanno bisogno di attingere ad una nuova fonte ideale che riaccenda le speranze di giovani con visioni mistiche. Occorre avviare un processo dialettico che semplifichi la vita politico-istituzionale europea ed italiana, in modo da liberarla da vecchie e sempiterne incrostazioni, per intravedere un sistema semplice nelle linee di fondo, accessibile perché democratico e dinamico perché diacronico.

Nel socialismo liberale c’è la visione del paradosso che una era volta identificato nelle «parallele convergenti». In esse vi era la verità di una geometria geodetica contro il falso di una geometria euclidea, lì dove la prima esprime la complessità dei sistemi socio-politici che sono propri dello spazio pluridimensionale, mentre quello unidimensionale è di per sé un falso.

Il libro vuole aprire alla discussione dentro un mondo dedito alle partizioni come sinonimi di separatezze, ponendo sul tavolo la necessità di far coesistere convergenti opzioni etiche e politiche. La relazionalità dialettica è la chiave di lettura di una sintesi unitaria che non è indistinzione.

Anche l’eguaglianza e la libertà e, quindi, la giustizia devono essere relazionali, cioè espressi con una chiarezza dinamica e sistemica che supera le percezioni soggettive e di parte. Il libro, quindi, vuole contribuire a liberare anche la speranza di una parte della politica italiana.

Enrico Caterini e Gianni Pittella

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