Un manuale collettivo di socialismo

La recensione di “Per un socialismo liberale europeo” della Gazzetta del Mezzogiorno

Il manuale storico, politico e sociale di scrittura collettiva Per un socialismo liberale europeo conduce lungo una serie di riflessioni tratte dagli eventi epocali che hanno segnato la crisi delle forze socialiste e progressiste in Italia, in Europa e nel mondo. Tra le pagine, Gianni Pittella tesse una fitta rete di avvenimenti storici, in parte vissuti in prima persona, che guidano lungo un percorso in cui si avvicendano eventi disastrosi che non solo hanno generato cambiamenti sociali improduttivi, ma che
purtroppo rappresentano i punti cruciali che hanno provocato la principale causa di appesantimento sociale: la paura verso il cambiamento.

Un manuale democratico che incita a non scoraggiarsi e a non arrendersi di fronte alle paure perché «una sinistra coraggiosa non ha paura. Intendiamoci: non c’è niente di male ad avere paura, ma le nostre risposte devono essere vere, non demagogiche…».

L’articolo originale sulla Gazzetta del Mezzogiorno

Pittella si muove in un labirinto di eventi storici che partono dal crollo del Muro di Berlino del 9 novembre del 1989, dove la fiducia nei confronti del libero mercato, senza considerare anticipatamente gli effetti di lungo periodo, precipita nella crisi finanziaria americana del 2008.

Prosegue con la narrazione del declino dei leader delle principali nazioni europee: da Tony Blair in Gran Bretagna, Gerhard Fritz Kurt Schröder in Germania, D’Alema in Italia, Lionel Jospin in Francia, fino a inquadrare le nuove forze mondiali: Trump in America, Putin in Russia, Erdogan in Turchia, Salvini in Italia, Orban in Ungheria, Kacinsky in Polonia e il Regno Unito fuori dall’Unione Europea.

In questa trama, il senatore lucano rappresenta le conseguenze dei cambiamenti rapidi che negli ultimi decenni hanno rivoluzionato cultura, politica, geografia, qualità della vita e classi sociali.  E se le due correnti del socialismo e del progressismo mondiale prendono piede (da una parte la Terza Via professata da Tony Blair e da Antony Giddens e dall’altra, in particolare, il socialismo francese con la necessità di ridurre le disuguaglianze sociali) entrambe le correnti non ebbero nemmeno il tempo di ipotizzare un punto di incontro perché il panorama politico cambiò con l’ascesa di George W. Bush al vertice degli Stati Uniti, senza dimenticare il drammatico attacco terroristico dell’11 settembre 2001.

Sarebbe riduttivo semplificare, ma tra gli errori commessi dalla sinistra dopo la crisi finanziaria che vide il fallimento della banca di affari americana, Lehman Brothers, per Pittella emerge l’incapacità di ridimensionare i grandi gruppi finanziari.

Una lettura che fa da pungolo a riflessioni che riguardano i diritti sociali anche grazie all’intervento di Enrico Caterini, ordinario di diritto privato nell’Università della Calabria, che supera il cinismo mediterraneo per la libertà delle persone. Pittella, grande sostenitore dell’Unione europea, anche per la carica ricoperta quale vice presidente del Parlamento europeo, valorizza l’Istituzione che ha garantito la pace fin dal momento della sua nascita con i Trattati di Roma, scoraggiandone la dissoluzione e raccontandone i momenti cruciali.

[Articolo di Rosita Stella Brienza, uscito su La Gazzetta del Mezzogiorno del 13 marzo 2020 a pagina 11]

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