Neocolonialismo o libertà, il bivio dell’Africa che cresce

Secondo i dati del Fmi, il pil del Continente nero aumenta a ritmi sostenuti, a dispetto delle emergenze sanitarie e terroristiche e dell’instabilità politica. Ma la sfida vera delle nuove generazioni di africani non è il solo benessere: è l’emancipazione

Negli ultimi quattro anni il Fondo monetario internazionale ha monitorato l’Africa con grande attenzione e ha concluso che il continente nero passerà alla storia come il territorio che avrà la maggiore crescita del XXI secolo, in assoluto la realtà con prospettive di sviluppo più incoraggianti del panorama internazionale.

Un’azienda agricola in Etiopia

Nonostante i danni causati dall’epidemia di ebola, che oggi torna emergenza pressante, e le continue minacce per il terrorismo islamico che interessa ampie aree regionali, la corsa agli investimenti in Africa non è mai rallentata.

Secondo i dati delle principali istituzioni finanziarie, il Pil è passato dal +3,5% dal 2013 al +3,9 dell’anno successivo e, dopo la frenata per la crisi globale del 2016, nel 2018 ha ripreso il trend positivo con la proiezione di un’ulteriore crescita nel 2019-2020.

L’Africa, dunque, è vista sempre più come un’opportunità dalle grandi potenze e dalle multinazionali che da tempo hanno alzato le aspettative verso il continente protagonista di un’era dal duplice volto: quella di un neocolonialismo invasivo, a fronte di investimenti a medio e lungo termine, e quella di una rinascita “vera” grazie alle nuove generazioni che, almeno nei Paesi più strutturati, possa portare a un futuro emancipato dalle politiche post coloniali.

[Tratto dal capitolo Un ricordo di Mandela, una riflessione sull’Africa, di Antonella Napoli]

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