L’Africa chiama, ma l’Europa ha paura

Siamo la parte di Occidente più prossima al Continente nero. Per molti africani siamo il modello di sviluppo da imitare e la terra promessa. Per loro, soprattutto, siamo la terra dei diritti. Eppure ci siamo arroccati, impauriti dalle ondate migratorie, come se fossimo una fortezza assediata

È del tutto comprensibile che l’Africa che rivendica più libertà e sviluppo cerchi l’Europa.

Migranti in mare

Per i paesi africani l’Occidente più a portata di mano è l’Europa. Ma l’Europa, di fronte alle minacce poste dalla insicurezza prodotta dalle guerre scatenate dal terrorismo, che coinvolgevano anche il proprio territorio, e di fronte ad una crisi economica che ha peggiorato le condizioni di vita di molte sue popolazioni, si è chiusa in sé stessa, è sembrata atterrita, paralizzata, incapace di fronteggiare tante e così drammatiche emergenze umanitarie.

Mai l’Africa è sembrata tanto lontana dall’Europa come negli ultimi anni, soprattutto di fronte ai fenomeni migratori.

Mai l’Europa è parsa così insensibile, così chiusa nella difesa dei propri interessi, come lo è stata in questo secolo di fronte alle grandi masse di individui che per disperazione abbandonavano i paesi sconvolti dalla guerra e dalla fame e cercavano chances di sopravvivenza in Europa.

L’Europa, insomma, si è comportata come una fortezza assediata, ma non da forze militari ostili, bensì da cittadini inermi, da disperati che cercavano di salvarsi nel nostro continente.

C’è da chiedersi se l’Europa, ove riemergono culture nazionaliste e xenofobe, sia ancora quel “continente dei diritti”, che il mondo ammirava e che aveva prodotto, attraverso le Costituzioni del dopoguerra e le Carte dei diritti, – in primo luogo la Convenzione sui diritti umani (Cedu) – una forma più evoluta di democrazia, la democrazia emancipante, destinata a rendere eguali i diseguali.

[Tratto dal capitolo Perché l’Europa rischia di perdere la propria anima, di Salvo Andò]

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