Laicità e politica, una modernità su misura per l’islam

In molte società islamiche c’è un fermento riformatore che ricorda l’Europa alla vigilia del protestantesimo. Ma la secolarizzazione del mondo musulmano dovrà seguire percorsi differenti rispetto ai nostri

Non si può pretendere che un processo democratico per essere tale debba basarsi su un rapporto tra democrazia e laicità che segua percorsi identici a quelli attraverso i quali in Europa si è affermato lo stato laico. Infatti, il concetto di laicità si è formato in Europa sulla base di una tensione dialettica tra Stato e la Chiesa cattolica, che ha portato a un graduale ma costante ridimensionamento del potere temporale della Chiesa.

Manifestazione durante le recenti Presidenziali in Tunisia

Il concetto di laicità implica, a livello storico, un rapporto di alterità, nel senso che per poter esistere uno Stato laico deve esistere una Chiesa che poggia su una particolare visione del mondo, su cui vigila un il ceto sacerdotale organizzato sulla base di una forte struttura gerarchica.

È questa la ragione per cui il problema del rapporto conflittuale tra Stato e Chiesa non si è posto con riferimento al mondo protestante dove la gerarchia ecclesiastica è debole e soprattutto la dottrina religiosa non è monolitica, e le implicazioni del messaggio evangelico sono pacificamente condivise dalla società civile senza che occorra un vertice della confessione religiosa che imponga la propria guida anche attraverso l’esercizio del potere temporale.

C’è un fermento riformatore oggi nel mondo islamico che per certi aspetti è simile a quello a suo tempo rivendicato dal movimento della riforma che ha dato vita alla Chiesa protestante. L’islam riformista vuole il cambiamento, riconoscendosi però nella centralità dell’Umma.

Ciò è accaduto anche nel mondo cristiano

La Repubblica democratica fondata da Calvino a Ginevra non escludeva ovviamente un controllo della Chiesa sulla società, ma non prevedeva forme di limitazione della sovranità dello Stato. La libertà religiosa, insomma, non si deve necessariamente esprimere, come osserva Cardia, nelle forme sperimentate in Europa. Essa può esistere anche dove la libertà religiosa e la laicità dello Stato pur presentandosi come principi complementari danno vita ad una certa tensione dialettica.

[Tratto dal capitolo Una possibile versione islamica della democrazia, di Salvo Andò]

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