Oltre il velo, la rivoluzione silenziosa delle donne islamiche

Le politiche di emancipazione femminile possono avviare la trasformazione radicale dei Paesi mediterranei mussulmani. Un Welfare efficace può aiutare l’altra metà del cielo a cambiare il volto e la sostanza della mezzaluna

Tra i cambiamenti più significativi che interessano le società mediterranee, è di particolare interesse forse la rivoluzione delle donne, che hanno costruito spazi e strumenti per realizzare politiche di emancipazione

Donne in prima fila nella nuova Tunisia

Questa rivoluzione, che ha preso piede nei paesi islamici, rivela che esistono spazi e strumenti attraverso i quali le politiche di emancipazione possano progredire.

E se si affermano i diritti delle donne, tutte le differenze potranno essere via via riconosciute, non solo tollerate, ma addirittura promosse perché vissute come fondamentale fattore di pace sociale.

L’accesso all’istruzione, l’esercizio delle libertà culturali, la discussione pubblica promossa dalle donne costituiscono un formidabile elemento di modernizzazione sociale che spazza via ogni forma di ghettizzazione sessista, e finisce con il favorire processi di liberazione culturale che riguardano la società nel suo complesso.

E, da questo punto di vista, un Welfare generoso verso le donne nei Paesi islamici diventa uno strumento formidabile di emancipazione sociale che può agevolare il processo democratico non solo nelle istituzioni pubbliche, ma anche nella famiglia, liberando la donna dalla dipendenza economica dal marito o dal figlio maschio.

Da questo punto di vista, il Welfare occidentale ha creato processi di liberazione delle donne islamiche che erano impensabili, rendendole non più ricattabili nell’ambito familiare, e quindi consentendo ad esse l’acquisizione di una più rapida coscienza dei diritti. Facilitare l’accesso alla cittadinanza o comunque alle prestazioni erogate dal Welfare per il mondo femminile può rappresentare una forma di integrazione sociale più veloce e intensa, che inevitabilmente comporta la condivisione di valori che rendono più coesi i paesi in cui i migranti hanno scelto di vivere.

[Tratto dal capitolo La rivoluzione delle donne, di Salvo Andò]

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