Libertà e giustizia, nella comunità il socialismo del futuro

La riscoperta dell’autogestione e dell’amministrazione condivisa. La sussidiarietà orizzontale per una nuova forma di tutela sociale che metta la persona al centro

Occorre un nuovo socialismo liberale (Rosselli), o liberalismo sociale (Capitini e Calogero), che coniughi giustizia e libertà per la realizzazione della persona come essere umano e sociale.

I fratelli Rosselli

Pertanto, le asperità, i limiti e le intolleranze del sistema di mercato devono essere temperate e corrette con misure adeguatrici che non richiedono necessariamente o solo l’intervento dello Stato.

Anzi, va detto per chiarezza e in continuità con il socialismo storico, lo Stato ha mostrato molte inadeguatezze pratiche e ideali ma anche il mercato miete vittime se lasciato a se stesso.

Il socialismo deve valorizzare e promuovere l’azione diretta delle comunità, che non significa l’apologia della democrazia diretta, ma il ricorso ai canoni dell’amministrazione condivisa e responsabile e della sussidiarietà orizzontale. Una “omnicrazia” che sposta il pendolo del potere dalla dimensione verticale a quella orizzontale.

Aldo Capitini

Il socialismo moderno dovrà investire nel diretto coinvolgimento delle comunità per realizzare al meglio gli interessi generali verso i quali le istituzioni pubbliche hanno segnato limiti e difficoltà.

Ciò richiede una nuova strategia consociativa che metta insieme produzione e lavoro, persona e società, locale e globale, efficienza ed integrazione. Il corpo sociale deve prendere consapevolezza della sua forza senza lasciarsi opprimere dallo Stato e dal mercato.

Occorre superare le politiche rivendicazioniste e le contrapposizioni se si vuole evitare il revanscismo autoritario e lo snaturamento del socialismo. 

Una nuova fase “corporativa”, pluralista e democratica, che dia spazio ai corpi sociali anche come soggetti economici autonomi dallo Stato e dai mercati, seppure agenti nelle istituzioni e nei mercati, per realizzare appieno la dignità personale e sociale dell’uomo.

Ci sono molti settori che attraggono forme di autogestione come modello ottimale. Sono soprattutto quelli nei quali l’apporto e la qualità del lavoro sono decisivi per realizzare migliori performance e maggiore competitività. Si pensi ai servizi sociali e socioassistenziali. Ma anche quelli sanitari sono erogati ai massimi livelli di ricerca da soluzioni che superano la diade pubblico-privato. Si pensi agli istituti di ricerca e cura sperimentali retti da fondazioni pubbliche o private. In essi si realizza la migliore ricerca e le migliori cure che il servizio sanitario riesce ad erogare agli utenti. Ciò fa comprendere che anche le tendenze all’aziendalizzazione di alcuni servizi non dev’essere intesa come un ripiegamento totale nelle regole del mercato, piuttosto come la ricerca di una terza via che sappia coniugare le istanze di efficienza con quelle di giustizia. E il modello di gestione, in quanto strumento, non obbliga a una scelta per le une o per le altre.

[Tratto dal capitolo Economia e socialismo, di Enrico Caterini e Gianni Pittella]

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