I nazionalismi e la crisi del liberalismo

I populismi e i sovranismi sono i frutti avvelenati degli eccessi e del liberalismo. Gli abusi di libertà hanno disgregato il tessuto sociale e provocato il rigetto delle forme politiche tradizionali. La paura e il disagio spingono vasti strati della popolazione ad abbracciare nuove forme di autoritarismo e di etnocentrismo

La fede, riposta oltre ogni limite ragionevole nella capacità auto-ordinante della democrazia liberale e sospinta dal messaggio subliminale per cui la libertà è la fonte unica della felicità dei popoli, ha alimentato attese ed illusioni.

L’overdose di libertà servita ovunque, anche in contesti sociali innaturali, ha generato una prospettiva utopica che ha tenuto i popoli in un’eterna attesa messianica.

Lo spettro della crisi economica globale generata dal turbocapitalismo

Il misticismo liberale dell’Occidente ha distratto per lungo tempo la politica dalle dure risposte che la realtà dava all’immaginazione a ai voli del pensiero e, d’improvviso, ci si è trovati dinnanzi agli effetti devastanti degli abusi di libertà.

Il disincanto ha generato paure.

Gli abusi di libertà sono evidenti nel disallineamento tra i diritti e i doveri. Si sono esaltati i diritti di libertà, le cosiddette libertà negative, inserite in posizione prioritaria rispetto ai diritti sociali e questi ultimi sono stati condizionati dai primi. Ciò ha sfilacciato il legame sociale, quella dipendenza virtuosa dell’uomo dal suo simile che è causa ed effetto del vincolo sociale.

Ha preso piede, invece, la convinzione che la capacità creatrice dell’individuo potesse mettere in secondo piano la forza creatrice della relazione tra gli uomini. E l’umanità si è volontariamente privata del moltiplicatore di energie prodotto dalla società. Gli uomini hanno concepito il conflitto e la competizione come le sole modalità di dialogo.

La politica, dinanzi al fallimento di queste speranze rivelatesi “ameni inganni”, ha cercato capri espiatori su cui riversare le colpe di un progetto fallito. E la stessa politica, che ha concepito il progetto fallimentare, ha generato anticorpi cancerogeni, che non isolano la parte marcia ma distruggono anche quella buona.

Ed ecco che democratismo e liberalismo sono percepiti come le cause del fallimento, al punto da preconizzare la fine del parlamentarismo e auspicare l’autoritarismo come approdo per la salvezza.

Inoltre, democratismo e liberalismo subiscono pesanti torsioni, che delineano nuove gerarchie tra poteri, dove gli “unti” dal popolo, bagnati nel lavacro battesimale delle urne, si considerano dotati di poteri assoluti. Il Parlamento, sempre più svuotato di poteri effettivi, diviene un simulacro della democrazia al limite della caricatura, perde il suo ruolo equilibratore a vantaggio della legittimazione populista.

L’uomo, dalla “fede” in se stesso e nel suo ego, avvertita la condizione di impotenza, cerca rifugio in una fede altra. L’avanzato stato di denigrazione e di decomposizione delle ideologie, unito all’agnosticismo culturale dei popoli, ha contribuito a indebolire le difese immunitarie della società.

Ed ecco che i nuovi nazionalismi diventano la risposta alle patologie della open society.

[Tratto dal capitolo Dalle contraddizioni del liberalismo ai nuovi nazionalismi, di Enrico Caterini]

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