La grande crisi e la sofferenza dell’Europa più debole

Il Patto di Stabilità, con le sue regole rigide, ha messo in ginocchio le economie dei Paesi mediterranei, a partire dalla Grecia. I socialisti europei hanno tentato di rendere più flessibili le norme di bilancio e hanno imposto un piano di investimenti. Ma complessivamente è stata una disfatta

La crisi nata negli Usa si è riversata rapidamente nel sistema finanziario europeo, più sano di quello americano ma esposto ad una condizione di obiettiva difficoltà: l’Eurozona ha una moneta forte ma è priva di uno Stato unitario.

La risposta delle istituzioni europee, a maggioranza conservatrice, al contagio americano, è stata peggiore del male e ha avuto effetti drammatici sull’economia, sulle condizioni di vita delle persone e persino sulla tenuta democratica dell’Ue.

L’austerità, l’idea che occorra appesantire il rigore delle regole di bilancio in modo asettico e indiscriminato, ha condizionato l’infausta stagione Barroso e solo di recente è stata mitigata dall’azione dei socialisti europei recepita almeno parzialmente da Junker.

Le proteste durante la crisi in Grecia

Il 2 marzo 2012 è stato approvato da 25 degli allora 27 Stati membri dell’Ue il Trattato su Stabilità, Coordinamento e Governance nell’Unione Economica e Monetaria, noto come Fiscal Compact.

Il trattato prevede l’inserimento nella Costituzione del pareggio di bilancio strutturale.

Il Fiscal Compact rende ancora più stringenti le regole del Patto di Stabilità e di Crescita (quest’ultima totalmente contraddetta dall’inasprimento dei vincoli) tanto che l’effetto perverso è stato una riduzione pesante degli investimenti pubblici sui beni comuni europei, il crollo della crescita e della coesione, e, infine, l’aumento dello stesso debito che si voleva ridurre.

Non a caso Il Presidente Prodi ha bollato l’iniziativa con una definizione laconica ed efficace: «il Patto di stabilità è stupido».

I Paesi più danneggiati sono quelli dell’Europa mediterranea, in cima a tutti la Grecia che ha ballato sul Titanic della fuoriuscita dalla zona euro e solo da qualche mese si è liberata dalle briglie ingombranti della Troika e ha iniziato a vedere l’uscita dal tunnel in cui alcuni fondamentalisti del rigore del Nord Europa l’avevano cacciata.

Jean Claude Juncker

I socialisti europei hanno difeso il popolo greco con forza, hanno combattuto l’austerità (a dire il vero, non tutti), sono riusciti a introdurre margini di flessibilità nelle regole di bilancio e hanno imposto a Junker un piano di investimenti che, a causa della scarsità di risorse vere, ha prodotto solo benefici parziali.

Ma complessivamente è stata una disfatta.

Ci chiediamo da mesi: perché perdiamo? Spesso ci rifugiamo in facili scorciatoie: cambiamo i simboli, cambiamo i leader… e non andiamo a fondo delle cause della nostra sconfitta che vengono da lontano, come in questa premessa ho cercato di evidenziare.

[Tratto dal capitolo, Le cause del declino, la ricerca di risposte, di Gianni Pittella]

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