No al predominio della finanza sulla democrazia

Negli ultimi decenni si è assistito al prosperare di giganti economici e finanziari globalizzati, slegati al territorio e all’economia reale.

Uno dei principali errori della sinistra dopo la crisi finanziaria del 2008 è stato quello di non agire con risolutezza per ridimensionare i grandi gruppi finanziari.

È evidente che a fronte di fondi di investimento che raccolgono un capitale maggiore del Pil di numerosi Stati, la sovranità democratica dei popoli europei è minacciata. Bisogna quindi intraprendere un lavoro meticoloso e poderoso per ricondurre l’economia finanziaria a una scala più umana.

Per questo, la separazione fra banche di investimento e di deposito è una scelta saggia e non è un caso che Trump oggi voglia abolire le principali disposizioni legislative introdotte in questo senso nella legislazione americana. Serve anche un approccio più critico rispetto alla sharing economy e alla new economy. Liberare le energie, creare spazi di cooperazione o che permettano di condividere passioni, risorse e opportunità dentro il sistema capitalistico è una conquista di cui dobbiamo essere fieri. Ma non possiamo tuttavia accettare che l’economia della condivisione sia catturata e dirottata dal grande business. I giganti della Silicon Valley devono essere inquadrati perché anche nella new economy non è accettabile che gli sforzi di migliaia di piccoli imprenditori creativi siano frenati dai monopoli dei giganti del web.

Servono regole più stringenti contro i monopoli naturali di chi oggi controlla la rete.

Per questo è necessaria l’introduzione di una tassa sul web che faccia in modo che anche i grandi soggetti industriali della sharing e new economy paghino le tasse dove ottengono i profitti.

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