Lavoro e postmodernità

Il lavoro è lo zoccolo duro delle battaglie del socialismo e del socialismo liberale.

Le trasformazioni provocate dalla tecnologia tendono a marginalizzare lo schema classico della subordinazione, dentro il quale si sono svolte le più importanti battaglie politiche e sindacali. La progressiva obsolescenza della fabbrica fordiana e del taylorismo e la crescita corrispettiva di nuove forme di lavoro “irregolari” e più o meno “autonome” costringono le forze sociali a ripensare gli strumenti di tutela e le forme di lotta.

Di sicuro il socialismo del futuro, per dirsi davvero tale, dovrà impegnarsi a portare la democrazia nei luoghi di lavoro, attraverso forme di partecipazione orizzontali non sufficientemente sperimentate laddove introdotte (il caso della Germania) o sostanzialmente irrealizzate, pur essendo previste (il caso dell’Italia): ci si riferisce alla cogestione.

Inoltre, è necessario estendere al lavoro autonomo le tutele riservate finora al lavoro subordinato, soprattutto alla luce del fatto che la crescita delle partite Iva e dei “padroncini” è dovuta nella maggior parte dei casi alla contrazione continua delle varie forme di subordinazione, diventate spesso troppo onerose per la parte datoriale.


In realtà, molti lavoratori sono autonomi solo a livello nominale, poiché continuano a svolgere le proprie mansioni con una subordinazione “di fatto” che deresponsabilizza i datori. Il socialismo contemporaneo deve intervenire radicalmente anche in questo settore, per correggere i guasti di pratiche a volte palesemente elusive e, quindi, fornire una tutela adeguata alle parti deboli.

Leave a Reply

Your email address will not be published.