L’eguaglianza oltre lo Stato

Ancora oggi lo Stato nazionale è un fondamento imprescindibile dell’esperienza politica e lo resterà ancora a lungo, a dispetto delle erosioni continue subite dalla statualità, a opera di altri soggetti politici, sovranazionali (l’Unione Europea è l’esempio più calzante) o a-statali (ad esempio le Ong).

Al riguardo, occorre stabilire un’ulteriore distinzione tra libertà e uguaglianza, sebbene la sorgente di entrambe sia stata per secoli la sovranità statale: il primo è un concetto che “si tutela”, il secondo è un concetto che “si realizza”.

È senz’altro pacifico che le erosioni continue della sfera statale abbiano favorito le libertà (anche sin troppo). Ma come realizzare l’eguaglianza oltre lo Stato, per
rimediare alle insufficienze di quest’ultimo? La risposta può venire dal recupero del concetto di comunità. Quest’ultima, sede naturale dell’eguaglianza, può realizzarsi dal basso, da un lato attraverso le autonomie e, dall’altro, mediante la sussidiarietà, che può includere anche soggetti non pubblici (si pensi alle grandi aziende e alle corporations, le quali potrebbero recuperare l’esperienza di Olivetti). Intese in questa accezione, le autonomie, attraverso la sussidiarietà, diventano un correttivo delle insufficienze dello Stato contemporaneo.

Il social-liberalismo moderno, per riprendersi il suo ruolo civilizzatore, deve avere il coraggio di guardare oltre l’incubatrice dello Stato nazionale.

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